Con profonda tristezza comunichiamo che questa notte ci ha lasciato il maestro Guido Dettoni della Grazia.

La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, lavorare al suo fianco e condividere il suo universo creativo. Nel corso della sua carriera, Guido Dettoni della Grazia si è distinto non solo per il suo talento e la sua visione artistica, ma anche per la sua straordinaria umanità, la sua generosità e la sua capacità di ispirare tutte le persone che lo circondavano.

Il suo pensiero, la sua opera e l’impronta che ha lasciato in tanti progetti e in tante persone continueranno a vivere nel patrimonio che ci affida.

Desideriamo condividere questa notizia con tutti gli amici, i seguitori della sua opera e i collaboratori che negli anni hanno fatto parte del suo percorso professionale e umano.

Nei prossimi giorni condivideremo informazioni sugli eventuali momenti o spazi di commemorazione che verranno organizzati per onorarne la memoria.

La cerimonia funebre avrà luogo domenica 8 marzo, alle ore 13:00 presso il Tanatorio di Sant Gervasi, a Barcellona (Spagna)

QUIXOTESANCHO

La Trasmutazione ChisciotteSancio tenutasi nel 2005 ad Argamasiglia de Alba, La Mancia, Spagna, ha condotto l’artista a questa visione di Chisciotte e Sancio rappresentati come una unità. La scultura originale è fusa in bronzo á la cire perdue, posta su trampoli di ferro su base girevole che la sollevano in modo che la loro camminata diventa una rotazione che rende le loro immagini sovrapposte. La visione dell’unità è così accresciuta.

Finora è stato realizzato un solo esemplare alto 1,70 m della scultura rotante (collezione privata). È seguita un’edizione della stessa, ma alta 55 cm.

La sequenza di queste immagini mostra i momenti della rotazione della scultura QUIXOTESANCHO. Ispirandosi ad essa, Eugeni Muriel ha composto la musica.

El Quixotesancho de Guido Dettoni

Cabalgan Sancho Panza y Don Quixote por la Mancha,

regresan a sí mismos,

dejando atrás exilios de rutinas,

los viejos sinsabores,

las horas desabridas.

Se adentran

lanza en ristre

por las tierras del siempre y el jamás,

del sueño enfebrecido,

del anhelo impaciente.

Se aprestan a existir,

a galopar,

unidos sus destinos a un tiempo ya sin tiempo.

Somos nosotros,

están en nuestras manos,

surgen de nuestro gesto,

nos cuentan nuestro afán

como un espejo antiguo,

como alguien que éramos.

Persiguen su aventura,

montados en un mismo Rocinante,

atraviesan el aire,

dibujan sus ojos sobre el mundo,

presos del arrebato,

deshaciendo horizontes.

Carles Duarte
20 de Julio de 2006