Con profonda tristezza comunichiamo che questa notte ci ha lasciato il maestro Guido Dettoni della Grazia.

La sua scomparsa rappresenta una grande perdita per tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo, lavorare al suo fianco e condividere il suo universo creativo. Nel corso della sua carriera, Guido Dettoni della Grazia si è distinto non solo per il suo talento e la sua visione artistica, ma anche per la sua straordinaria umanità, la sua generosità e la sua capacità di ispirare tutte le persone che lo circondavano.

Il suo pensiero, la sua opera e l’impronta che ha lasciato in tanti progetti e in tante persone continueranno a vivere nel patrimonio che ci affida.

Desideriamo condividere questa notizia con tutti gli amici, i seguitori della sua opera e i collaboratori che negli anni hanno fatto parte del suo percorso professionale e umano.

Nei prossimi giorni condivideremo informazioni sugli eventuali momenti o spazi di commemorazione che verranno organizzati per onorarne la memoria.

La cerimonia funebre avrà luogo domenica 8 marzo, alle ore 13:00 presso il Tanatorio di Sant Gervasi, a Barcellona (Spagna)

NUREDDUNA

Personaggio mitologico creato dal poeta maiorchino Miquel Costa i Llobera.

È la protagonista del poema epico intitolato “La deixa del geni grec” (“L’eredità del genio greco“).

Il nome Nuredduna è stato coniato dallo stesso Costa i Llobera, dalla parola “nur”, che in arabo significa “luce”.

La poesia “La deixa del geni grec” fu scritta nel 1900, a Pollença.

Racconta la storia di come alcuni greci sbarcati a Maiorca, vicino al porto di Pollença, furono fatti prigionieri da una tribù talaiotica il cui re era il padre della Sibilla Nuredduna e imprigionati nelle grotte di Artá. Con loro viaggiava un giovane poeta e arpista, Melesigeni, un alter ego di Omero.

Una notte Nuredduna, innamorata del giovane Melesigeni, li libera, ma nella fuga Melesigeni dimentica la sua lira nella grotta. È l’eredità del genio greco, il classicismo che ha fecondato la poesia popolare e ha dato origine alla poesia colta.

Nuredduna viene scoperta e condannata a morire per lapidazione e poi il poeta scrive che, al momento di spirare, le pietre le dissero: per un battito della foga con cui il tuo cuore si spegne, daremmo i secoli di calma che abbiamo (Per un batec de l’ànsia amb que ton cor expira daríem les centúries de calma que tenim).

Così come le pietre erano contenute dalle mani dei carnefici,

esse, attraverso di noi, contengono Nuredduna, sentendo il suo battito