Guido Dettoni 1946, Italia. Artista visuale e tattile.

La sua Opera (Forma), a misura delle mani, una volta ingrandita ci contiene in modo da essere CONTENUTI DA QUELLO CHE CONTENIAMO.  Una volta ridotta diventa portabile. La Forma (Scultura) è anche un’esperienza che diventa multisensoriale se accompagnata dal suono, fragranza e, eventualmente da un elemento commestibile.
La scultura, così come l’immagine, vuole essere parte di un processo interattivo, sensoriale e/o cognitivo.

Nel 1998, ha avuto luogo a Barcellona la prima esposizione di 33 riproduzioni dell’opera MARIA: un’ICONA poliedrica modellata per essere tenuta nelle mani che la vedono. Icona, intagliata in legni
provenienti da tutto il mondo.
È stata installata in trenta sedi tra cattedrali, chiese, università e centri d’arte in tutta Europa e in Asia. Dal 2002 è una mostra permanente ad Assisi, dal 2015 a Praga e a Singapore e dal 2017 a Lampedusa e Firenze. Work|Exhibits|Installations.

Dal 1969 le sculture di Guido Dettoni nascono di solito dall’incontro tra le mani e la materia malleabile che egli modella, quasi sempre in cecità. LE MANI VEDONO, GLI OCCHI TOCCANO. Negli anni ’70 vide che il suo modo di lavorare poteva diventare collettivo e così avviò la proposta del processo creativo HANDMATTER.
Le mani, una specchio dell’altra; due metà che formano l’unità, il cervello, fonte della parola. Mani-cervello-parola. Con le mani manifestiamo i nostri sentimenti e le nostre emozioni e possiamo plasmare dentro di noi la realtà che ci circonda, anche perché la stiamo toccando e, allo stesso tempo, ne siamo toccati. (Guido Dettoni – Riflessioni sulll’arte)­

“Come guardiamo le forme a misura delle mani che sono il risultato di un’espressione individuale?”
In cecità, lo facciamo con le mani, mentre, da vedenti lo facciamo anche con gli occhi e per di più da diversi punti di vista. Dispiegando le forme in una proiezione sferica piana, esse generano una sequenza d’immagini in 2D: saltiamo così da ciò che è tangibile a ciò che è virtuale. Tale sequenza può diventare una narrazione estetica della forma e può essere condivisa via computer, dunque Internet.

L’ipotesi iniziale -ripetutamente confermata da numerose esperienze- è che tutte le forme create dalle mani contengono informazioni su ciò che ha stimolato la loro creazione. Questo vale ovviamente per le opere d’arte che ritraggono ciò che è fuori, che si vede, ma vale anche per le opere che esprimono e manifestano ciò che è dentro: cioè forme create in cecità senza alcuna intenzione di fare qualcosa di specifico.

L’interpretazione di una forma creata in cecità, senza intenzione, si raggiunge saltando dalla forma 3D alle immagini 2D in essa contenute, che, una volta composte e messe insieme tra loro, possono rappresentare ciò che ha stimolato la creazione della forma stessa. Per realizzare questa esperienza compositiva, il processo creativo HANDMATTER, così chiamato da Guido Dettoni nel 2000, incorpora un’applicazione digitale interattiva disegnata ad hoc. HNDSMATTER ha trovato varie implementazioni  in ambito artistico (esperienze in Africa occidentale, Singapore, nord e sud America e in vari paesi europei), nel campo della disabilità (Interventi con persone sordocieche in Catalogna, negli USA e in Canada) così come nel campo della didattica e della terapia  (Catalogna  e Isole Baleari).